PREMIO INSULA ROMAE (Roma, luglio 2009)
Primo premio: a Carla Guidi
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"AB URBE"
I
In una valle ampia e fertile
tra colli svettanti, selvatiche
mammelle di lupa,
l'energia vulcanica plasmò
quel corpo desiderabile,
conteso da popolazioni eterogenee,
dalle stesse ossa del Monte Cavo
un'imbarazzante sporgenza calcarea
nel biondo Rumone*
al centro della curva che col guado
divide e collega
la destra con la sinistra
sponda, ove ladri di bestiame
elessero Ercole campione
onorato, nel foro boario al Velabro,
già palude che accolse i gemelli divini
doppia origine e doppia radice
greca ed etrusca, sprofondate nella latina
già macchiata dall'odio e dai conflitti di potere.
Donne violate, silenti veneri cloacine, testimoni
di quando le divinità si intrattenevano,
in promiscuità con uomini e bestie,
che invocate nobilitassero
le azioni umane, anche le più meschine.
Poi quando il fiume divenne strada elettiva di traffici,
del lavorìo convulso sull'acqua di insetti umani
di mercanzie e sale, lucroso commercio,
il nome fu cambiato. Dall'impietoso rumare
bestiale del bisogno e della fame contadina,
divenne Tiberino.
* NOTE - Il nome della città stessa può essere collegato sia al nome etrusco del Tevere, Rumon, sia, alla parola latina ruma, collegabile alla mammella della dea Tellus e di Fauna/Rumina.
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"INCUBATIO"*
II
Quanti desideri nelle notti estive di zaffiro
e nella nera pioggia invernale,
quante invocazioni al divino
dall'oscura origine dentro/fuori il corpo
nel punto di congiunzione
tra sonno e veglia,
speranza e paura,
salute e malattia,
dagli schiavi dolenti ricoverati
agli indesiderabili negletti.
Quella presenza ambigua dell'Isola immota
nello scorrere dell'acqua viva del fiume
(dove si gettavano ex voto e giuramenti)
che separava dalla riva, agognata vita.
Ma la vocazione della cura fu sancita
quando la peste colpì senza guardare
né merito, né arte di campare...
E l'attrazione fatale convinse
un altro Dio originario d'Ellade
a fuggirne in simulacro.
Invitato con onore e per nave
la Sua bella forma vide da lontano,
allora sotto forma di serpente dimorare,
sprofondare decise nel boschetto sacro
e la sorgente che guariva sorse,
poi il tempio medico fondato
sull'unione dei contrari,**
sacro e profano, doppi animali simbolici
ed erbe di vita e morte, conscio ed inconscio accesi.
Perché la vita è sogno.
*NOTE - "incubatio" il sogno, che dichiarava la malattia, ne suggeriva il rimedio o addirittura poteva guarire.
** - Secondo la medicina "allopatica" occidentale, si usano degli agenti in grado di produrre degli effetti contrari a quelli prodotti dalla malattia.
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"PONS IUDAEORUM"
III
La nave di Esculapio avea la prua
rivolta al mare e corpo in travertino
ma non durò tanto la sua aura
che i Santi eran cambiati, come i padroni
dell'Isola, Pierleoni e Caetani, papi e antipapi,
mentre nell'ospedale "phisici" e "chirurgi"
decidevano l'estrema manipolazione.
Sugli altari distrutti di Giove Iurarius,
Bellona,Vediovis e Fauno
tornò la peste, allor fu prigione e lazzaretto brutto,
divenne insalubre l'acqua del dio serpente
mentre le inondazioni si rifacevano del grano
rifiutato un dì alla plebe al Campo Marzio
sommergendo macine e mulini che sfruttavano
la corrente del fiume, tracimando anche sul Ghetto
dove le donne ebree, libere come quelle etrusche,
coltivavano disapprovazione e coraggio.
L'albero della nave divenne Colonna infame
in tre ettari, sulla riva, radunati e rinchiusi i giudei,
monito minaccioso le erme dell'antico Fabricio.
Infine la città quadrata tornò Capitale,
liberati corpi e anime dalla prigion Giudecca
si imprigionava invece il fiume in muraglioni.
Ma non finita l'emergenza nell'Italia Unita,
(entrata con leggerezza in guerra d'aggressione)
l'isola cinta protesse libertà di culto e cura
quando Roma divenne città aperta e ferita
e dal morbo di K *gli innocenti dentro i letti
furono curati da violazioni e persecuzioni
nell'ospedale S.Giovanni Calibita.
*NOTE: Giovanni Borromeo, Primario Medico al Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina negli anni dell'occupazione di Roma, ricoverò e protesse ebrei come finti malati affetti dal morbo K (che stava per Kesselring) in attesa di essere portati in salvo.
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